sabato 14 giugno 2014

Summer is magic


sabato 22 febbraio 2014

Come rovinarsi un anno di vita con un semplice sbotto!

Chi mi conosce lo sa, non ho esattamente un carattere semplice, mi infiammo facilmente, ma altrettanto facilmente mi passa e il rancore non è un sentimento da me provato molto spesso; diciamo che con tutte le discussioni e litigate che ho fatto in vita mia, provo rancore solo per chi mi ha deliberatamente fatto del male, con cattiveria e costanza.
Lo scorso anno, in un momento di ira ho detto cosa pensavo a una persona, questa, dopo quasi un anno e mezzo ancora non mi rivolge la parola, anzi, continua nel suo intento di provocazione, sapendo che faccio fatica a trattenermi, ma non è di questo che voglio parlare, seppur da qui si parte. 
Questa persona è una mamma della scuola frequentata da mia figlia, scuola che aveva già visto liti a causa sua ed era addirittura finita sul giornale per aver portato allo stremo una coppia di genitori, che a differenza mia, alla fine aveva sbottato in malo modo, attirando su di sé le ire di maestre e genitori, pur avendo la ragione dalla loro parte. Io per fortuna ho resistito alle provocazioni, anche se ho pagato sulla mia pelle, e su quella di mia figlia, il non essere allineata alle LORO idee. 
Insomma, discuto con questa madre e le dico ben chiaro che doveva, questa nostra antipatia, rimanere fuori dalle mura scolastiche, di tutta risposta, per i sei mesi successivi la madre di questa mi sussurra "puttana" tutte le volte che mi passa dietro. Voi direte: sei mesi? E tu non hai fatto niente? No... non ho fatto niente o meglio, alle prime avvisaglie di provocazione pubblica, decido di parlare con la maestra di mia figlia ,per chiederle di intervenire, visto che le provocazioni avvenivano anche nella sua classe e questa di tutta risposta: "Ah, no! Sono fatti vostri, io non voglio entrarci, si arrangi lei!" Nemmeno le avevo detto cosa succedeva, avevo solo chiesto un colloquio, ma evidentemente la signora già sapeva cosa stava succedendo e ovviamente prendeva le parti di chi poteva comandare a bacchetta, chi, di chi di fronte al tipico: "E' per il bene dei bambini!" faceva tutto e il contrario di tutto, senza ragionare e senza mai cercare una soluzione alternativa. Esco dal non-colloquio scornata, anche un po' sconvolta e mi chiedo: "Cosa posso fare?" La mamma in questione quando mi vedeva fuggiva, nemmeno la speranza di poter parlare, parlare con la signora nonna? Quella che ogni singolo giorno mi da della prostituta? E che le dico? La tentazione era di fracassarle il cranio contro un muro e conoscendomi era meglio evitare, per cui per tutto l'anno scolastico ingoio bocconi amari e mi rendo conto che molte altre mamme mi guardano con disprezzo, la piccola fiammiferaia continuava nel suo intento denigratorio e io potevo solo tacere, perché, nonostante tutto chi aveva cominciato ero stata io e quando ci si trova a non ragionare con certa gente è meglio tacere e attendere che anche tutte le altre persone capiscano con chi hanno a che fare, perché ne sono certa, prima o poi accadrà.
Passano i mesi e si arriva a fine anno, periodo di fermento per la festa finale, dove i nostri cuccioli avrebbero ricevuto il "diploma" e sarebbero stati pronti a passare alla scuola successiva. 
Una mattina due mamme mi invitano a prendere il caffè, cosa mai accaduta durante quell'anno, ovviamente accetto, sperando sia un tentativo di avvicinamento. Arriviamo al bar e queste mi chiedono di entrare nello "staff" dei genitori coinvolti con la festa finale, ma rifiuto, dato che il giorno di ritrovo era coincidente con quello delle frequenti riunioni del partito di cui facevo parte e considerando il mio impegno politico più importante del teatrino per i bambini rifiuto, facendomi comunque volontaria per altre attività, quali l'organizzazione del rinfresco. 
Qualche giorno prima della festa, nessuno mi aveva informato di nulla, chiedo cosa dovessi fare: "Beh, devi essere qui alle 17, mi sembra ovvio, se la festa inizia alle 19!" Sta di fatto che per il nervoso mi si blocca il collo, un male pazzesco, ma essendomela cercata alle 16.45 arrivo alla scuola, entro e mi trovo nella tipica organizzazione femminile: tutte che urlano e corrono senza meta. Chiedo chi siano le mamme che dovrebbero aiutarmi e cosa dovessi fare... "Sveglia, bellaaaaaaa! Sposta i tavoli e le sedie e porta le buste di cibarie dove va il rinfresco, no?" E le altre mamme? Boh? Solo io... nonostante il male, prendo, sposto tavoli, sedie, buste e scatoloni, mi sale un mal di testa pazzesco, ma vabbè, è per il bene dei bambini... all'alba delle 18.00 arrivano due mamme: "Ma che brava, hai già fatto tutto tu? Potevi anche aspettarci!" e scopro che a loro era stato detto di arrivare alle 18. Mi ritrovo alle fine a spararmi in bocca un oki, senza acqua ne niente perché, nel momento in cui prendo un bicchiere, una maestra mi redarguisce dicendo che si mangia e beve dopo la festa. Io come una cogliona, altra definizione non può essere calzante, obbedisco e tento il soffocamento per inalazione del medicinale, ma almeno, dopo una mezz'ora mi passa un po' di male e magari riesco a godermi la festa. Illusa... hai voluto fare il rinfresco? Fai la cameriera Stefania, stai a guardia delle cibarie e la festa te la godrai in un'altra occasione, quale non si sa, ma vabbè, me la sono cercata! Mi veniva da piangere, tanto è vero che di fronte a una maestra che mi chiede come va, non ce la faccio a essere ottimista e mi esce un: "Quest'anno me lo sono vissuto veramente male!" Occhi sbarrati, dietro front.
Passano i giorni, arriva il colloquio finale, quello che dovrebbe darmi indicazioni su mi figlia, che dovrebbe darmi il "biglietto" per la primaria.
Entro, mi siedo, sorridente, certa che mia figlia è una brava bambina, la maestra prende la parola: "Ma che razza di mamma è una che preferisce la politica al teatrino dei bambini? Ho anche cercato un riavvicinamento ordinando di portarti a bere un caffè, ma tu, da arrogante quale sei, hai rifiutato" Mi si gela il sangue! Capisco istantaneamente che non parleremo di mia figlia, siamo alla resa dei conti e in effetti, la signora mi insulta allegramente finché non entra una collega, lì cambia atteggiamento e mi parla di mia figlia, sono attonita. Mi mette di fronte alla descrizione di una bambina con problemi, grossi problemi e per dimostrare quanto da lei affermato mi racconta di un episodio, successo la settimana precedente, dove mia figlia di fronte a un rimprovero scaglia un giocattolo in legno e colpisce un'altra maestra (non presente al colloquio), mi racconta  di bambini raggelati, chi scoppia in lacrime, mia figlia in preda a una crisi di nervi, la maestra colpita deve ricorrere a del ghiaccio sulla nuca, una situazione apocalittica. Rimango esterrefatta, non me lo sarei mai aspettato da Giada. Chiedo scusa, sono affranta. Continuiamo nel colloquio e mi chiedono come avesse vissuto la mia piccola la gita e altre esperienza, come il "pigiama party" e su questo faccio notare che probabilmente non aveva granché dormito e la maestra mi risponde, paciosamente: "Lo so che non ha dormito tutta notte, l'ho vista, ma XYZ (il figlio della fiammiferaia) piangeva, voleva la mamma e io me lo sono tenuto tutta notte nel lettino con me, lei non faceva nulla l'ho lasciata lì!" Scusa?!!?!? Decido di tergiversare, ormai è chiaro, sto parlando con un imbecille, decido di finirla, le faccio i migliori auguri per gli anni a venire, esco, mi trovo
di fronte mia mamma, che mi aveva accompagnato per tenere Giada e scoppio in lacrime.
Passa qualche giorno, prendo mia figlia e cerco di ragionare con lei sull'episodio del lancio del giocattolo, lei di tutta risposta nega, e mi dice che probabilmente è stata scambiata per qualcun'altro, perché lei non ha mai reagito così. Non so più cosa pensare, mi trovo di fronte a un dubbio atroce e decido di chiedere comunque scusa alla maestra che aveva subito il "danno" e questa di fronte alle mie scuse si mette a ridere, chiedendomi se stavo scherzando, perché quell'episodio non era mai avvenuto. Il giorno dopo ho ritirato mia figlia da scuola. 

mercoledì 22 gennaio 2014

Chi la fà l'aspetti!


Il comportamento di Renzi non mi stupisce, al contrario mi stupisce chi si lamenta di come sta gestendo le cose nel Pd. Quando vinse Bersani, noi della "minoranza" ci trovammo schiacciati dalla "maggioranza" con il chiaro invito a non rompere troppo le scatole. Ora, gli stessi che non hanno rispettato le proporzioni durante il precedente congresso si ritrovano in minoranza e.... apriti cieloooo! Signori e signore se voi aveste rispettato lo statuto del Partito Democratico molto probabilmente non vi trovereste ora in questa situazione. Se voi aveste rispettato le idee dei giovani e della minoranza congressuale non avrebbe vinto, a mio avviso, questo individuo colmo di arroganza. Pertanto prima di urlare allo scandalo guardate cosa avete fatto voi quando eravate "al governo" del partito e quando avrete riconosciuto che siete voi i primi fautori del fallimento di questo partito, cospargetevi il capo di cenere e chiedete scusa a tutti quelli che in questo progetto avevano creduto.

domenica 14 aprile 2013

Scusi, il suo nome?

Dopo aver scritto il post di ieri ho ricevuto una mail molto gradita, che tra le altre cose diceva: "Quello che dici potrebbe essere giusto se nel PD fossimo "normali " ma così non è. Siamo un gruppo di persone che hanno come unica cosa in comune il fatto che votano PD". E lì, mi sono soffermata... ho ripensato a chi c'era in quella stanza, qualcuno lo conosco bene, qualcun altro l'ho visto e c'ho parlato un po' di volte, ma di qualcuno ne conoscevo a malapena il nome. In effetti è un problema, sopratutto quando si fa parte di un organismo importante, in cui ci si dovrebbe minimamente fidare l'uno dell'altro.

Se mi fossi fermata al sentito dire dovrei detestare 3/4 delle persone che fanno parte del partito, tra arrivisti, arroganti, assenteisti, presenzialisti e chi più ne ha più ne metta... ognuno ha i suoi difetti, ma forse bisognerebbe cercare di conoscere chi si ha di fronte, per interpretare personalmente la persona e non limitarci al sentito dire.

Quando si fa parte di un'azienda, se si fa una riunione, un corso ci si ferma un attimo a conoscersi, prima di cominciare. Questo non è mai avvenuto, si è sempre sotto inteso di conoscerci già, ma scommetto che se si facesse un test sulla conoscenza che si ha degli altri membri salterebbero fuori preconcetti e pregiudizi. Abbiamo storie diverse, proveniamo da ambienti e gruppi politici differenti, forse dovremmo cercare di aprirci un po'. In primis i vertici del partito, che spesso non cercano di conoscere una persona, ma chiedono agli altri cosa ne pensano. Forse ho una visione romantica, ma mi aspetterei da chi ha la gestione delle risorse, sopratutto umane, di perdere parte del suo tempo per approfondire la conoscenza di chi lo affianca. Come ho spesso detto: nessuno pretende di diventare amici, ma di sapere con chi si ha a che fare sì. Solo così ci si può rispettare. Solo dopo un processo di questo genere si possono avere delle aspettative. Prendiamoci le nostre responsabilità!

sabato 13 aprile 2013

Il dono dell'invisibilità

E' inutile che continuo a nascondermi dietro il mio stesso dito, lo so perché sono lì: ero una emerita sconosciuta, della minoranza congressuale, amica di una donna tenuta inconsiderazione e, per non mettere altri "rompicoglioni" sono stata scelta io. All'inizio non mi aspettavo nulla, ero orgogliosa di far parte di un organismo di partito che consideravo importante, poi è passato il tempo, mi sono impegnata, non ho mai sbattuto i pugni sul tavolo, ho ascoltato, cercato di capire, di imparare e ho cominciato ad aspettarmi qualcosa. Non molto, un riconoscimento, una delega, anche di infimo valore, ma che mi facesse capire che non ero più solo un elemento valido a raggiungere la parità di genere. Mai nulla. Ho smesso di frequentare questo organismo, trovandomi inutile e non avendo più soldi da spendere in benzina per andare alle riunioni, continuando a leggere e informarmi. 
Dopo tre anni e mezzo di attesa mi è scattato il click, mi dimetto, cosa sono lì a fare? E allora arrivano le telefonate, ma perché, ma per come...mi dico, ehi, mi considerano e torno.
Torno e mi trovo di fronte una situazione allucinante e sento un discorso che mi fa capire che il due di picche è considerato molto più di me.
"Cerchiamo una donna, che si occupi di comunicazione, ma non c'è. Bisogna considerare gli impegni delle persone, la loro disponibilità, il tempo e le capacità...e considerando tutto ciò.... non c'è". Mi guardo le mani, cazzo si vedono, non sono invisibile. Dopo 10 anni di call centre, non uno qualsiasi, non quelli di adesso, il migliore d'Europa, dove il dipendente non era sfruttato, ma formato, preparato e considerato un esperto in comunicazione anche al di fuori del call centre stesso. Nessuno pensa che io possa essere quella donna, no perché... sono una donna, giuro e... non lavoro otto ore al giorno, sono semi-disoccupata, quindi con tutto il tempo e la voglia da donare al partito. Ma evidentemente non sono io quella che vogliono, vorranno una di quelle che ha già esperienza negli enti pubblici, nel partito, o forse una da manipolare come si vuole o forse.... o forse niente. Non io e basta.
Non pesterò i piedi, non mi sembra di aver mai chiesto nulla, non ho mai fatto i capricci per entrare da una parte o dall'altra (come altri/e). Starò zitta e se dovessero chiedermi di farlo, beh, scusate, ma la tappabuchi non è nel mio carattere, ma non stupitevi nemmeno se allora, al posto di perdere ore di sonno, me ne sto a casa a grattare la pancia al mio gatto, almeno lui vuole me perché sono io, non solo perché mancava un tassello a comporre il puzzle!

giovedì 11 aprile 2013

Il piccolo grande rifiuto


Ho cercato di allontanarmi dalla politica, ma alla fine ci ricasco sempre. Un po' come smettere di fumare: o ne sei convinto al 100% o non ce la fai. Insomma, here I am again. 

Quello che mi spinge a stare lontano dalla politica non è tanto la politica stessa, ma alcuni loschi personaggi, che per mia grande sfortuna ho incontrato sul mio cammino. Persone bugiarde, che non avendo il coraggio delle proprie azioni, mentono spudoratamente sul conto degli altri. 
L'ultima che mi riguarda è da veri codardi: a breve ci saranno le elezioni nel mio paese: Calolziocorte e i suddetti sbandierano il mio grande rifiuto, sembra anche a suon di parolacce.... Peccato che a me non abbiano MAI chiesto di entrare in lista. Me lo ha chiesto una esponente di SEL, partito che fa parte della coalizione, ma loro, a capo del partito, di cui sono fiera tesserata e dirigente (PD) mai mi hanno contattata. Non mi stupisce, mi fa arrabbiare però che poi si inventino dialoghi mai avvenuti, con tanto di parolacce e motivazioni mai date, a loro! Che io abbia detto di no è vero, ma non a loro e non con insulti. Ho motivato la mia scelta, civilmente, credo di avere il diritto di avere le mie idee e di essere indignata da chi non segue le procedure, non rispetta il partito che dovrebbe dirigere e sopratutto non rispetta ME! Ho anche avuto la tentazione di fare denuncia per diffamazione, ma non perdo tempo con dei bambini che nemmeno hanno il coraggio di fare una semplice domanda. 

mercoledì 20 marzo 2013

Lettera a un dirigente di call centre


Buongiorno dott. XYZ,
ho valutato col mio attuale datore di lavoro l'eventualità che io cambiassi lavoro e vista le mie capacità ha deciso di assumermi. 
Ovviamente prima di prendere una decisione ho ragionato su quello che mi si prospettava in un caso e nell'altro e ovviamente ho scelto di rimanere dove sto, dato che pur lavorando meno, guadano di più, cosa credo semplice visto lo stipendio da lei promesso. devo essere sincera: quando ho optato per tornare in call centre non pensavo certamente di riavere lo stipendio che avevo in Vodafone, dove ero assunta al quinto livello TLC, inquadramento creato apposta per i lavoratori di call centre, ma non avrei mai immaginato che attualmente i lavoratori del call centre fossero talmente SFRUTTATI. Lavorare 4 ore al giorno, per 5 giorni la settimana, per poi prendere 250euro + come le vogliamo chiamare? Provvigioni? Lavorare a cottimo era la dicitura che si usava, ma non è nemmeno corretto definirla così, dato che lo stipendio non dipende da quanto si lavora, ma dalle risposte positive ricevute... ridicolo! Una persona che lavora in quel modo come può pagarsi anche solo la benzina per venire al lavoro?  Un lavoro dovrebbe garantire la dignità a un essere umano e non solo ai dirigenti, quelle persone sono degli schiavi! Quando esce dal suo ufficio la prossima volta guardi in faccia quelle persone e si chieda se lei farebbe lo stesso per vivere. Si chieda come la possono vedere delle persone che si sentono spesso insultate da chi chiamano per avere 10euro in più in busta paga! 
Lo so che questa mia finirà nel cestino e credo sia già abbastanza se è arrivato a leggere queste parole, ma dovevo scrivere queste considerazioni, anche se so che lei già sa tutto, ma va bene così...